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Maternità?

Qualche tempo fa stavo leggendo questo post da cui sono rimasta molto colpita, tanto che mi sono letta anche tutti i commenti, tanti, che ha scatenato. In parte mi ha colpito il fatto che a scriverlo sia stata una donna che ha due figli e che, nonostante questo, è riuscita a mettersi così bene nei panni della mamma mancata; e altrettanto mi ha colpito il fatto che, nei commenti, ritrovo tante, tantissime donne che conoscono e riconoscono  perfettamente l’enorme dolore che viene descritto. E so che ne esistono tante. Alcune le conosco personalmente e so che, dietro una facciata sempre sorridente, si nasconde un tormento che sta lì, nell’angolino, ma che rosicchia la sua parte di cuore. Ecco, io dovrei essere una di queste donne…ma non lo sono. E questo, in un modo un po’ perverso, mi fa sentire strana, invece di darmi sollievo. Io non mi sento “mezza” perché non posso avere figli; i figli dei miei amici mi generano un moto di tenerezza, mi portano sempre un sorriso che non è venato di malinconia ma vero e sereno. Non ho fitte al cuore quando passo davanti ad un negozio di abbigliamento per bambini. E mi sento strana per questo. Perché tutti si aspettano che ci si debba disperare per non poter avere figli e io invece non mi sento disperata, non mi sento triste, non mi sento inadeguata, non mi senti diversa. Sono sicura che l’amore per un figlio sia totalizzante e che, una volta provato, non se ne possa più fare a meno, ma io non lo conosco e quindi non ne sento la mancanza. E non coltivo i miei hobby per riempire un vuoto ma semplicemente perché ne ho il tempo e mi diverto.  Chissà, magari in un imprecisato futuro quello che dentro di me si è bloccato si sbloccherà, il mio corpo ricomincerà a funzionare, deciderò di avere un figlio e penserò che prima (cioè ora) ero una pazza che vaneggiava. Però per il momento mi tengo il mio diritto ad essere felice, anzi, a non essere infelice, ed a vivere la mia vita serenamente.

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Giusto per dire che ci sono ancora…

La vena scrittoria latita da un pò. Scrivo, a dire il vero, ma niente che meriti di essere pubblicato (e questo la dice lunga se si tiene presente il livello generale del blog J). Sono felice e sono triste, allegra e malinconica, serena e arrabbiata. La vita, come sempre, è una specie di altalena sulla quale ci teniamo forte per non cadere e, contemporaneamente, godiamo della velocità e del vento tra i capelli. Però non è che qualcosa vada male, eh! Anzi! Ho passato un Natale meraviglioso, un giorno speciale insieme alla mai famiglia come non succedeva da tempo, tante fantastiche giornate sulla neve insieme al mio maritino a sciare come pazzi, tanti giorni allegri con parenti ed amici a mangiare come se non ci fosse un domani. Insomma, il 2013 si è concluso tra luci e ombre, tra gioia e dolore  e mi auguro, e vi auguro, che in nuovo anno ci porti un mare di emozioni, possibilmente di quelle positive. E mi auguro anche di riprendere a scrivere qualcosa di più interessante di così. A presto.

Il vortice

Felicità, ansia, tristezza, gioia, divertimento, sconforto, stanchezza, ottimismo, serenità, cupezza, risate, lacrime, spaesamento…questo vortice di emozioni che si alternano alla velocità della luce mi fa sentire frastornata (un’altra emozione?)…a volte penso che non ce la posso fare, però sono così cocciuta che non mi arrenderò mai!!!

Stelle e stalle

Decisamente questo è un periodo altalenante. Passo dalle stelle alle stalle nel giro di pochissimo. A volte addirittura nello stesso giorno. Ed oggi è decisamente iniziato come un giorno di stalle. Anzi, a dire il vero, il periodo down si protrae quasi ininterrotto da un paio di giorni. Ho passato un anniversario di matrimonio che speriamo non ce ne siano più così, litigando praticamente tutto il giorno, lavorando insieme senza quasi parlarci, arrivando a casa per cena a notte fonda e andando a dormire con addosso una stanchezza psico-fisica senza eguali. Il giorno successivo – ieri – è andata decisamente meglio; sempre faticoso ma almeno più positivo. Oggi la giornata si prevede più riposante fisicamente però…non ho mai sentito Ale distante da me. Abbiamo litigato, anche furiosamente, abbiamo passato insieme momenti difficili, ma l’ho sempre sentito vicino. Oggi mi sembra distante, distratto, scocciato. E questa cosa mi destabilizza non poco. Non ci sono abituata. Non voglio abituarmici. Siamo stanchi, lo so. Questo è stato un anno duro, ricco di novità e di passione, di esperienze meravigliose e di gioia, di nuovi impegni elettrizzanti e divertenti, ma decisamente duro e abbiamo bisogno di riposo e di tempo per noi.

Depression time

No, ok, non sono veramente depressa. Ma diciamo che il lunedì non è iniziato nel migliore dei modi. Oggi è una di quelle giornate in cui in ufficio non ho nulla da fare. Soffro veramente in questi casi perché le giornate si trascinano lentamente e sembrano lunghissime. Oltre tutto, chi dovrebbe “procurarti” il lavoro se ti vede con le mani in mano sente anche il bisogno di guardarti come se fossi un essere inutile che sta rubando lo stipendio. Ma io vorrei lavorare, davvero. Ma se le attività sono ad un punto morto che ci posso fare? Comunque non è questo il problema. Devo riuscire a farmi venire una buona idea per lanciare la scuola subacquea che, per il momento, langue. Ho puntato sul binomio colleghi/cibo invitando un po’ di persone  a venire in piscina a fare una prova gratuita e organizzando, subito dopo la prova, un pranzo tutti insieme. La logica è che il cibo gratis non si rifiuta mai. Ma inizio a pensare che sia una logica sbagliata visto le poche, pochissime adesioni. Che poi non è la non adesione che mi fa rimanere male. E’ il vero e proprio disinteresse che vedo intorno. Quanto costa rispondere ad una mail di invito? Io non pretendo che le persone vengano se non ne hanno voglia però…potreste rispondere almeno “no, grazie”? Anzi, mi accontento anche di “no” e basta. Invece niente. Neanche una risposta. E parlo di persone sedute a due metri di distanza da me tutti i giorni. Poi, a domanda diretta, tutti hanno una risposta. Impegni pregressi, compleanno di genitori e parenti, mal d’orecchio che non permette di avvicinarsi all’acqua. E allora non mi potevi rispondere alla mail? Troppa fatica? Ok, ho capito l’antifona. Anche i colleghi di lavoro non sono da prendere in considerazione, proprio come parenti ed amici. Rimangono solo gli estranei da poter coinvolgere. E dire che si tratta di un’emozione che ha pochi eguali nella vita di tutti i giorni. Ma non ci arrendiamo, questi sono solo i piccoli incidenti di percorso che servono a fortificarci. Troveremo la strada per arrivare al cuore delle persone e per portarle nel meraviglioso mondo sommerso. La troveremo!

Periodi

Certo nella vita ci sono i periodi. Quelli buoni e quelli cattivi. I facili e i difficili. Questo però è un periodo misto. Mica lo sapevo che esistessero. Eppure è così. Abbiamo iniziato, finalmente, il primo corso di sub con il nostro nome sopra, tutto fatto come lo vogliamo noi. Bellissimo. Sabato, alla prima lezione, ci siamo divertiti tanto e siamo anche riusciti a far divertire ed entusiasmare gli allievi (cosa che poi è la nostra fonte di gioia). Insomma, una cosa davvero bellissima; proprio come mi aspettavo che sarebbe stata e anche se l’istruttore ufficiale non sono io ma Ale.

Però non sono tutte rose e fiori. Il lavoro (quello vero) è noioso e piatto, in questo periodo non c’è molto da fare e a me questa situazione risulta alienante. Preferisco di gran lunga avere da lavorare per due che non averne affatto. Per comprare tutta l’attrezzatura per la scuola abbiamo fatto un grande sforzo economico per cui adesso dobbiamo fare i conti qualunque cosa si voglia fare. E, e questa è la cosa peggiore, il nostro vicino di casa continua a disturbare le nostre notti. Sono ormai mesi che dormiamo sul divano per porre tra noi e lui la massima distanza possibile. Gli abbiamo scritto un biglietto chiedendogli di non fare rumore, abbiamo parlato con lui, con il padre, con il fratello. Abbiamo chiamato i carabinieri in piena notte. Niente. Sta buono per un po’ e poi ricomincia. E questo cosa comporta? Solo che io e Ale abbiamo i nervi a pezzi e litighiamo più o meno di continuo. E sta cosa mi logora, davvero. Io non ce la faccio a discutere sempre. Tutto sommato sono una persona assolutamente pacifica, tanto che prima di chiamare le forze dell’ordine per il mio vicino ho dormito sul divano per quasi un anno. Perché io non voglio litigare. Con nessuno. Soprattutto però con le persone che amo. Lui scatta per ogni cosa, anche se gli chiedi se ha controllato la posta elettronica. Ed io, quando scatta, invariabilmente gli rispondo male. Sono solo periodi. E i periodi passano. E dopo il periodo burrascoso, come per incanto, torna il sereno e spunta il sole. Almeno spero. E speriamo presto.

Anniversario dolce-amaro

Novembre è un mese ricco di anniversari per me. C’è il mio re-birthday, ma c’è anche l’ultimo giorno di ospedale. Oggi. Si, oggi sono 8 anni che sono uscita, direttamente dalla camera sterile, e me ne sono tornata a casa senza più fare un giorno di degenza  (fino ad ora, meglio non sfidare la sorte :-)) Era una settimana che aspettavo il momento id andare via, ma una febbre imprevista mi teneva rinchiusa nella cameretta vista cementificio. Una cosa veramente snervante. Ogni giorno arrivava l’ora di misurare la temperatura e ogni giorno quei pochi decimi mi imprigionavano per altre 24 ore. Finalmente il termometro ha dato risultati positivi e il mio doc ha potuto sentenziare “domani vai a casa!!!!”. Evviva!!!! Anche la giornata è stata lunghissima. Quando uno aspetta un momento con tanta impazienza, il tempo non passa mai! Ovviamente c’erano altre priorità che non la mia lettera di dimissione, almeno per i medici e per gli altri pazienti, ma per me…una specie di tortura. Nel pomeriggio mi hanno tolto il CVC, non potevo crederci…LIBERA!!!! Niente pompa attaccata e, soprattutto, niente tubo che esce dal petto. Solo un cerottino che  è sparito poco dopo…una favola insomma! Nei giorni precedenti avevo programmato la mia uscita dalla cameretta, dal reparto e finalmente dall’ospedale con tutti i dettagli. Mio fratello mi aveva portato i vestiti prescelti: vestitino di lana nero, aderentissimo (avevo una linea da top model all’epoca) lungo fino al ginocchio, calze nere super coprenti, stivali con i tacchi altissimi. Insomma, dopo mesi di pigiamini volevo un’uscita in grande stile…e pazienza se non avevo neanche un capello in testa, niente ciglia nè sopracciglia…ero LIBERA!!!!! Ancora rido per lo sgomento di mia madre quando ha visto che il mio fratellone, poco pratico di abiti femminili, mi aveva portato delle autoreggenti invece del collant. “non puoi uscire con queste, prendi freddo!!!” Non ci potevo credere che stesse dicendo sul serio. Da dove mi doveva entrare il freddo? Vabbè, però io volevo il mio vestitino e l’ho avuto con buona pace delle sue preoccupazioni un tantino assurde. Mi hanno fatto aspettare fino alle nove di sera prima di farmi uscire ma ricordo la gioia intensa di percorrere con la mia valigetta il corridoio del reparto e di uscire all’aperto pensando tra me: è finita! Certo, non c’era la certezza che non sarei dovuta tornare per una qualsiasi delle migliaia di cose che potevano andare storte, ma in quel momento io non ci pensavo, non le tenevo in considerazione. Era finita e basta!

Che dolci ricordi, che sensazioni forti che non mi lasceranno mai! E l’amaro allora? Quello l’ho scoperto il giorno dopo. La fine della battaglia di una cara amica, con un epilogo totalmente diverso dal mio, durante le stesse ore in cui io raggiungevo la mia libertà. Ci penso sempre, ad ogni anniversario, e rende quel momento di gioia venato di una intensa tristezza che, non so come, riesce a velare ma non ad eliminare la mia felicità.

Ciao piccola Sandra, per me sei ancora la stellina più brillante del mio cielo.