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25 novembre 2004

Avevo pensato ad un’uscita in grande stile; vestitino aderente, tacchi alti, tutto perfettamente in tinta. Percorro  il corridoio con i miei stivali che ticchettano ad ogni passo e con il rumore più sordo delle ruote della mia valigetta che mi segue. Ma è sera e quindi l’effetto scenico si è andato a far benedire…il reparto è deserto! Nonostante la cattiva riuscita dell’uscita in pompa magna, sono emozionata come una bambina. Ascensore fino al piano terra, un po’ di corridoi che non ho mai imparato a seguire da sola, passiamo per il pronto soccorso e…sono fuori! Libera! Libera! Libera! La serata  è fredda e umida, forse ha piovuto, o forse no, non ricordo. Però tutto mi sembra bellissimo. Andiamo a casa, la casa da studentessa universitaria di mia cugina che è diventata la base della mia famiglia qui sul campo di battaglia. Trovo qui la mia nonnina, la cuginetta universitaria e Ale. Io e la mami siamo arrivate in tempo per la cena (che non ricordo minimamente) e così passiamo tranquilli la prima serata di libertà. Vado in bagno e guardo il cerotto che copre il buchino lasciato dal CVC. Oggi, come ultima attività ospedaliera, mi è stato tolto e guardare quel cerotto, che per altro sparirà presto, mi fa sentire serena e leggera. Tutta la serata è un susseguirsi di emozioni e stupore. Posso fare pipì seduta. Posso mangiare al tavolo con tutti gli altri. Nessuno ha una mascherina che gli copre la faccia. Nessuno viene per controllare la flebo o per lasciarmi delle medicine anzi, la flebo non c’è proprio! E incredibile!!!

Solo domani scoprirò che oggi è stato anche l’ultimo giorno della piccola Sandra ma oggi, per oggi, tutto quello che sento è LIBERTA’!

25 novembre 2015

Incredibilmente sono passati 11 anni. Undici anni dalla mia rinascita.          Undici anni dalla morte di Sandra.

Ciao piccola Sandra, oggi guarderò la tua stellina che brilla nel cielo.

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In bilico

Ho mai detto da queste parti che non mi piace il mio lavoro? Bè, non mi piace ma non mi lamento perchè è un lavoro sicuro, non troppo schifosamente retribuito (non ben retribuito, sia chiaro, però non schifosamente) e abbastanza comodo, nel senso che non ci sono eccessivi problemi per un eventuale ritardo, uscita in anticipo, permessi, ferie e in generale tutte le questioni organizzative. Quando sono arrivata in azienda, ben 10 anni fa, ero contenta ed entusiasta, facevo un lavoro che mi appassionava con persone che mi insegnavano e mi stimolavano. Poi qualcosa si è rotto, la mia mentore ha cambiato azienda (e regione) ed io sono “tornata nel mucchio” e sono diventata uno dei tanti numerini che dovevano fare in silenzio quanto gli veniva detto. Mi hanno cambiato mansione più volte; io, che sono un’economista, mi sono ritrovata a fare i conti con l’informatica in senso stretto e con alcuni accenni di programmazione. Ho dovuto scoprire un mondo che non mi appartiene ma non per questo mi sono abbattuta. Ho studiato, mi sono applicata ed ora posso dire che, pur non essendo l’eccellenza in materia, faccio il mio lavoro con discreta competenza (quanto meno nessun cliente si è mai lamentato di me, per dirne una).

Ora, dopo anni che sono stata “trasformata” in un tecnico, il mio nuovo capo (Arrivato al potere a inizio 2015) pensa di …darmi indietro…

Credo che sia il termine più adatto. Lui vuole dei veri tecnici, non dei riconvertiti come sono io ma persone che abbiano mangiato pane ed informatica dal primo giorno della loro vita. Io non posso dargli totalmente torto su questo, nel senso che ognuno organizza il proprio gruppo di lavoro come meglio crede e quindi lui può ritenermi non idonea anche se io ho sempre svolto al meglio il mio lavoro; quello che non mi va, però, è che lui non ne abbia parlato con me ma che faccia tutto questo “di nascosto” (io l’ho saputo dal mio diretto superiore che deve prendere questa decisione con lui). Ma insomma! Stai decidendo della mia vita, di farmi cambiare lavoro, colleghi, capo, sede di lavoro…ma mi vuoi almeno chiedere che ne penso? così, per pura cortesia! E poi comunque, quale che sia il motivo, non è mai piacevole venire “silurati”, sapere che chi lavora con te non ti ritiene degno, o capace o all’altezza. No, non è bello per niente.

E va bene. Aspettiamo che la decisione ufficiale arrivi e stiamo a vedere. Il cambiamento potrebbe portare anche novità positive…chi lo sa?

November rain

Le forze mi mancano in questi giorni di fine novembre…la forza di accettare ancora e ancora il dolore che spesso ci circonda…

ieri era un anno da quando Wide ci ha lasciati

ieri anche il piccolo F. è volato in paradiso

E io vorrei dire BASTA!

10

Che bel numero rotondo è il 10! Ma il mio numero preferito è sempre stato il 7
7 come il 7 agosto, il mio compleanno
7 come il 7 novembre, il mio ri-compleanno
Oggi, il 7 novembre 2014, il mio nuovo midollo compie 10 anni e così i due numeri preferiti si uniscono in una data davvero speciale.
Sono 10 anni di me, di Ale, della mia famiglia, dei mie amici, di amore, di sogni realizzati e di sogno naufragati, di emozioni, di gioie e dolori, di conquiste e di perdite.
10 anni in cui non sono diventata necessariamente una persona migliore ma sono cresciuta ed ho vissuto tanto e anche solo per questo, per aver avuto l’opportunità di vedere il mio primo capello bianco, sono grata. Grata a tutti quelli che hanno contribuito a farmi rimanere qua e grata alla vita stessa, perchè poi puoi impegnarti quanto vuoi ma non sei tu che decidi se vincere o perdere.

p.s. proprio in questi giorni vengo a sapere che un altro amico non è arrivato alla cima della montagna che scalava con coraggio e determinazione. Anche in questo giorno di gioia rmane un velo di dolore che mi accompagna. Ciao Alessio

L’estate che non c’è

Cosa sarà mai successo nel piccolo mondo di piccolaVale? Un sacco di cose tra cui:

Le vacanze/lavoro sulla solita isola adorata. Una settimana meravigliosa di lavoro e immersioni e una, meno meravigliosa, di più lavoro e meno immersioni e qualche incomprensione, e un po’ di fatica.

Al ritorno la doccia fredda di cui già parlavo nel post precedente. Una recidiva (la quarta) che lascia ben poche speranze per un bambino che seguo da tempo. Ok, diciamolo come si deve, nessuna speranza. Nessuna. Ci ho messo un po’ di giorni per venire a patti con questa cosa e ora la metto qua, nella miscellanea delle notizie, perché non ce la faccio proprio a parlarne sul serio che se mi fermo a pensarci ancora mi si ingarbuglia lo stomaco in maniera irreversibile.

DivingLine inizia la stagione autunnale con un ottimo risultato. Questa settimana il primo giorno di overbooking della nostra storia ci farà lavorare tantissimo ma ci renderà anche contentissimi e ci darà la carica per affrontare un paio di mesi belli pieni di lavoro e fatica

Sono stata a vedere il relitto più affascinante del mondo. O almeno quello più affascinante che abbia visto fin’ora e che sta in Italia, ad Arenzano: l’Haven. E’ stato un fine settimana bellissimo e rilassante e le immersioni sono state così belle da farmi girare la testa (più probabilmente era l’effetto dell’azoto, ma così fa più romantico)

Sono stata al matrimonio di un’amica che non vedevo da tempo: bellissima lei, bellissima la serata, bellissimo il matrimonio che parlava di lei, di loro, in ogni suo più piccolo particolare. Dettagli a cui io non avrei mai mai pensato che si fondevano in un’armonia davvero sorprendente.

Al ritorno dal matrimonio mi sono fermata a mettere il diesel alla macchina che mia madre mi aveva prestato per andare alla cerimonia. Che brava figlia, starete pensando voi…peccato che la macchina di mia madre sia a benzina e che io me ne sia accorta solo dopo aver fatto rifornimento. Ho vissuto attimi di vero panico pensando al motore distrutto e a me che dovevo ricomprare la macchina alla mia mamma (e spiegare ad Ale l’accaduto). Ho scoperto, per fortuna, che il diesel in una macchina a benzina non è letale e che ho solo buttato al vento 10 euro. E grazie al mio braccino corto che non mi ha fatto pensare di fare il pieno!

Ho passato, per la prima volta da molto tempo, un fine settimana senza Ale. Io al matrimonio e lui impegnato nell’ennesimo fine settimana di immersioni. E si, va bene, alle coppie fa bene stare separate ogni tanto, ci si riappropria dei propri spazi e bla bla bla. Però preferisco quando stiamo insieme.

Sono andata a cena fuori con mio fratello dopo tanto tempo che non succedeva. E me la sono goduta minuto per minuto.

Ecco, tutto questo di bello e di brutto è successo nella mia vita nell’estate che non c’è.

Ritorno

Oggi era il giorno del ritorno e del racconto, entusiasta a tratti, delle mie vacanze/lavoro.

Oggi “Lei” è tornata a colpire, a colpire duro. E anche se non ha colpito vicino, mi è passata lo stesso la voglia. Certe volte la vita non è giusta per niente.

 

Ciao Vecchio

Il Vecchio aveva il profumo del pane. Facile, come associazione, visto che faceva il fornaio. E io lo vedevo sempre così; lo guardavo e pensavo a pane, pizza e biscotti. Quando ero bambina, e ragazza, non lo vedevo spesso. Era uno di quegli zii un po’ “lontani” geograficamente, certo, ma anche come vera e propria presenza nella mia vita. Poi sono diventata grande ed ho conosciuto lei: la leucemia. Che tra gli altri sconvolgimenti che mi ha portato, mi ha anche strappata dalla mia casa per relegarmi in un ospedale in un’altra città; un ospedale vicino vicino a casa del Vecchio. E le porte di quella casa, che per anni non avevamo varcato, si sono aperte a me e alla mia famiglia, diventando un porto sicuro, un abbraccio affettuoso che si stringeva intorno a noi. Io ero sempre in ospedale ma lui, il Vecchio, con la sua Vecchia sempre al suo fianco, ha tenuto strette le mani della mia mamma e delle mia nonna che nella sua casa hanno trovato parole di conforto e di incoraggiamento. E quando non ero in ospedale e passavo a salutarli, c’era sempre un biscotto per me, o un fiadone ad aspettarmi per risvegliare il mio appetito sopito dalle cure.  Perché i Vecchi erano in pensione, ma intorno a loro aleggiava ancora il profumo del pane. Un brutto giorno la leucemia è entrata anche nella sua casa, molto più di quanto non avesse ancora fatto con la mia presenza, andando a conoscere uno dei suoi figli. Allora abbiamo combattuto tutti insieme, uniti dalla stessa forza e dalla stessa paura: e quando La malattia ha vinto sul mio ritrovato cugino, loro, nell’ immenso dolore della perdita di un figlio, si sono comunque stretti attorno a me, ormai in remissione, felici che comunque qualcuno si fosse salvato…anche se magari era il “qualcuno” sbagliato.

Sono passati alcuni anni, e oggi il Vecchio se n’è andato, consumato dalla solita malattia, della quale non si è preoccupato, troppo impegnato in “cose più importanti”.

Ciao zio Pe’ , spero che tu stia impastando i biscotti lì in cielo con Carlo.