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Parole Parole Parole

“Zitti zitti che il silenzio è d’oro, e anche quando siamo in tanti stiamo zitti in coro”  diceva una canzone degli Aeroplanitaliani di alcuni anni fa…e sono parole sante!

Io, lo ammetto, ce l’ho il “vizietto”; sono una pettegola seriale, mi piace impicciarmi anche se lo faccio in maniera totalmente innocua. Ma ora basta! Non si fa, non si fa, non si fa! Bocca cucita, sorriso stampato e via, niente più chiacchiere e una vita più serena!

Ecco, questo è il mio buon proposito del 2018…magari un po’ in ritardo!

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L’amore è…

L’amore è quello che quando lo vedi senti le farfalle nello stomaco, che quando arriva ti brillano gli occhi e non vedi l’ora di raggiungerlo. E’ quello che tra le sue braccia ti senti felice e sicura, protetta da tutto e tutti e ci vorresti rimanere per sempre. E’ quello che con lui ti diverti sempre, fai vacanze da sogno anche se vai a 3 km da casa, ti senti bellissima perché ti vedi con i suoi occhi innamorati, sei felice anche di stare a casa sul divano perché c’è lui.

L’amore è quando se lui sta male, stai male anche tu, quando ti sale una rabbia feroce contro chiunque, CHIUNQUE, lo faccia soffrire e ti accorgi che faresti di tutto per vederlo sorridere, che scateneresti la violenza verso quelle persone, anche care, che gli stanno facendo del male. Perché il suo sorriso è il più bello del mondo, quello che ti è più caro.

L’amore è…LUI

Tredici

E siamo arrivati a tredici.

Tredici anni fa…chi l’avrebbe potuto dire che sarebbe arrivato questo giorno? Il mio tredicesimo re-birthday. Sembra lontanissimo e sembra ieri il giorno, tanto atteso, dell’autotrapianto. In questi tredici anni sono cresciuta tanto, cambiata tanto; ho fatto mille cose che sognavo, mille a cui non avrei mai pensato, ne ho sognate mille che non sono riuscita a fare e per le quali mi impegnerò nei prossimi tredici.

E comunque…gran bel risultato!

Speranza

Sono stata libera dalla malattia per tanto tempo. Libera mentalmente intendo, ché fisicamente, per fortuna e per il momento, lo sono ancora. Non che non ci pensi mai, per me sarebbe praticamente impossibile credo. Però si tratta di pensieri fugaci che mi scivolano addosso senza lasciare traccia; sempre se togliamo i miei momenti di terrore prima di dormire di cui spesso ho parlato.

Qualche giorno fa però sono andata a lavorare presso l’ufficio di un cliente. Non tra le mie persone quindi, ma circondata da “semi sconosciuti”. Una di loro ha iniziato a parlare della sorella che ha scoperto da poco di essere malata. Come tutte le persone catapultate nella malattia da un momento all’altro, lei cercava, parlando con i colleghi, un appiglio per superare quei momenti, per trovare una speranza, per aggrapparsi a qualcosa. Io ascoltavo passivamente, non la conosco che di vista…però…le analisi di cui parlava, l’iter della scoperta, gli approcci alle cure erano familiari…troppo familiari…e allora non ho potuto farne a meno: “Leucemia?” le ho chiesto. Si è stupita della mia diagnosi così sicura. “Si, leucemia”. Mi si è accapponata la pelle, nel vero senso della parola e come non mi succedeva da tanto tanto tempo. L’ho guardata sorridendo, anche se con gli occhi lucidi e la pelle d’oca nonostante la giornata calda “Se può esserti di conforto, l’ho avuta anche io, tredici anni fa, e sono ancora qui”. Sono seguite settemila domande, confronti, lacrime e sorrisi e quella pelle d’oca che è iniziata allora e che ho ancora adesso mentre lo racconto. E’ stato un momento meraviglioso e tremendo nel quale ho riprovato tante sensazioni che credevo dimenticate, nel quale ho capito che no, non sono totalmente libera dalla malattia perché quelle sensazioni sono parte di me e mai mi lasceranno ma torneranno a travolgermi in casi come questo. Non si tratta di una cosa brutta. Sono stata davvero felice di poter essere di aiuto, di conforto, a qualcuno che sta iniziando un percorso così duro e che io conosco così bene. Lei è andata via con il sorriso sulle labbra per la prima volta da giorni. Perché aveva trovato quella speranza che cercava; perché quel giorno poteva andare da sua sorella e dirle che la remissione è possibile, che lei l’ha vista con i suoi occhi. Ed io ho passato la giornata in uno stato di beatitudine che solo la condivisione di emozioni forti riesce a darti.

In bocca al lupo “sorella”. Io ti starò vicino anche da lontano, anche senza conoscerti.

Addii

La vita è fatta di gioie

La vita è fatta di dolori

La vita è fatta di addii. E allora, se è davvero questo che vuoi, addio. Noi ne soffriremo ma poi alzeremo la testa e andremo avanti sempre, come sempre, insieme. Perchè è questo che noi siamo. Uniti. Per sempre.

Tristezza infinita

Il 6 Aprile 2009 io ero a casa mia, a Roma, e dormivo beatamente quando una telefonata di mia zia mi ha svegliata di soprassalto e mi ha informata che a L’Aquila c’era stato il terremoto ma che “stavano tutti bene”. Non lo sapevo ma quella telefonata mi informava anche che le nostre vite, soprattutto quelle dei miei cari ma in parte anche la mia, erano da quel momento definitivamente cambiate, che la nostra città (amatissima) non sarebbe più esistita così come la conoscevamo, che tante persone che ne facevano parte improvvisamente non c’erano più.

Pochi giorni fa è stato di nuovo il telefono a svegliarmi in piena notte per farmi sapere che, pochi chilometri più in là, la storia si stava ripetendo. A casa tutto bene, solo un pò di paura e tante tante persone che hanno dormito in strada (o piuttosto vegliato in strada) nella paura che tutto ricominciasse di nuovo. Ma poi sono arrivate le notizie, sempre peggiori da Amatrice e dagli altri paesi coinvolti. Ancora macerie, ancora morte, distruzione, disperazione e paura. Ancora tanti eroi in carne ed ossa che sono accorsi per portare salvezza e speranza.

Sono due giorni che piango davanti al pc, davanti al telegiornale, davanti a tutti gli aggiornamenti forniti dai media. Vedo immagini che sono le stesse identiche di 7 anni fa. Persone diverse ma stesse storie, stessa disperazione, stesso tutto. Solo pochi giorni fa pensavamo a come sarebbe stato bello andare in gita ad Amatrice, eletta borgo più bello d’Italia, e ora non c’è più nulla.

Sono piena di tristezza e mi sento davvero impotente davanti a tutto questo. Non trovo neanche le parole giuste per descrivere quello che provo…La vita è meravigliosa ma anche, a volte, terribile. E oggi ce l’ha ricordato.

Date

25 novembre 2004

Avevo pensato ad un’uscita in grande stile; vestitino aderente, tacchi alti, tutto perfettamente in tinta. Percorro  il corridoio con i miei stivali che ticchettano ad ogni passo e con il rumore più sordo delle ruote della mia valigetta che mi segue. Ma è sera e quindi l’effetto scenico si è andato a far benedire…il reparto è deserto! Nonostante la cattiva riuscita dell’uscita in pompa magna, sono emozionata come una bambina. Ascensore fino al piano terra, un po’ di corridoi che non ho mai imparato a seguire da sola, passiamo per il pronto soccorso e…sono fuori! Libera! Libera! Libera! La serata  è fredda e umida, forse ha piovuto, o forse no, non ricordo. Però tutto mi sembra bellissimo. Andiamo a casa, la casa da studentessa universitaria di mia cugina che è diventata la base della mia famiglia qui sul campo di battaglia. Trovo qui la mia nonnina, la cuginetta universitaria e Ale. Io e la mami siamo arrivate in tempo per la cena (che non ricordo minimamente) e così passiamo tranquilli la prima serata di libertà. Vado in bagno e guardo il cerotto che copre il buchino lasciato dal CVC. Oggi, come ultima attività ospedaliera, mi è stato tolto e guardare quel cerotto, che per altro sparirà presto, mi fa sentire serena e leggera. Tutta la serata è un susseguirsi di emozioni e stupore. Posso fare pipì seduta. Posso mangiare al tavolo con tutti gli altri. Nessuno ha una mascherina che gli copre la faccia. Nessuno viene per controllare la flebo o per lasciarmi delle medicine anzi, la flebo non c’è proprio! E incredibile!!!

Solo domani scoprirò che oggi è stato anche l’ultimo giorno della piccola Sandra ma oggi, per oggi, tutto quello che sento è LIBERTA’!

25 novembre 2015

Incredibilmente sono passati 11 anni. Undici anni dalla mia rinascita.          Undici anni dalla morte di Sandra.

Ciao piccola Sandra, oggi guarderò la tua stellina che brilla nel cielo.