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L’estate che non c’è

Cosa sarà mai successo nel piccolo mondo di piccolaVale? Un sacco di cose tra cui:

Le vacanze/lavoro sulla solita isola adorata. Una settimana meravigliosa di lavoro e immersioni e una, meno meravigliosa, di più lavoro e meno immersioni e qualche incomprensione, e un po’ di fatica.

Al ritorno la doccia fredda di cui già parlavo nel post precedente. Una recidiva (la quarta) che lascia ben poche speranze per un bambino che seguo da tempo. Ok, diciamolo come si deve, nessuna speranza. Nessuna. Ci ho messo un po’ di giorni per venire a patti con questa cosa e ora la metto qua, nella miscellanea delle notizie, perché non ce la faccio proprio a parlarne sul serio che se mi fermo a pensarci ancora mi si ingarbuglia lo stomaco in maniera irreversibile.

DivingLine inizia la stagione autunnale con un ottimo risultato. Questa settimana il primo giorno di overbooking della nostra storia ci farà lavorare tantissimo ma ci renderà anche contentissimi e ci darà la carica per affrontare un paio di mesi belli pieni di lavoro e fatica

Sono stata a vedere il relitto più affascinante del mondo. O almeno quello più affascinante che abbia visto fin’ora e che sta in Italia, ad Arenzano: l’Haven. E’ stato un fine settimana bellissimo e rilassante e le immersioni sono state così belle da farmi girare la testa (più probabilmente era l’effetto dell’azoto, ma così fa più romantico)

Sono stata al matrimonio di un’amica che non vedevo da tempo: bellissima lei, bellissima la serata, bellissimo il matrimonio che parlava di lei, di loro, in ogni suo più piccolo particolare. Dettagli a cui io non avrei mai mai pensato che si fondevano in un’armonia davvero sorprendente.

Al ritorno dal matrimonio mi sono fermata a mettere il diesel alla macchina che mia madre mi aveva prestato per andare alla cerimonia. Che brava figlia, starete pensando voi…peccato che la macchina di mia madre sia a benzina e che io me ne sia accorta solo dopo aver fatto rifornimento. Ho vissuto attimi di vero panico pensando al motore distrutto e a me che dovevo ricomprare la macchina alla mia mamma (e spiegare ad Ale l’accaduto). Ho scoperto, per fortuna, che il diesel in una macchina a benzina non è letale e che ho solo buttato al vento 10 euro. E grazie al mio braccino corto che non mi ha fatto pensare di fare il pieno!

Ho passato, per la prima volta da molto tempo, un fine settimana senza Ale. Io al matrimonio e lui impegnato nell’ennesimo fine settimana di immersioni. E si, va bene, alle coppie fa bene stare separate ogni tanto, ci si riappropria dei propri spazi e bla bla bla. Però preferisco quando stiamo insieme.

Sono andata a cena fuori con mio fratello dopo tanto tempo che non succedeva. E me la sono goduta minuto per minuto.

Ecco, tutto questo di bello e di brutto è successo nella mia vita nell’estate che non c’è.

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Ritorno

Oggi era il giorno del ritorno e del racconto, entusiasta a tratti, delle mie vacanze/lavoro.

Oggi “Lei” è tornata a colpire, a colpire duro. E anche se non ha colpito vicino, mi è passata lo stesso la voglia. Certe volte la vita non è giusta per niente.

 

Dr. Jekyll and mr. Hyde

Dr. Jekyll and mr. Hyde sono io. Non che io vada in giro di notte a squartare gente. E neanche ho una doppia faccia davanti alle persone, buona di giorno e stroXXa di notte.

Io sono una persona allegra ed ottimista. Ale mi dice sempre che una delle cose che più ama di me è che sono “gioiosa”, così dice lui. E devo dire che è vero. Io mi sveglio sempre di buon umore, sono sorridente e cerco di vedere sempre il buono delle cose, o quanto meno di minimizzare il cattivo. Anche davanti a piccoli “incidenti” che per altri sarebbero fonte di rabbia (ho rotto un pezzo di muro a casa andandoci a sbattere con una bombola…io l’ho presa sul ridere…Ale un po’ meno, giusto per fare un esempio), io mantengo sempre il sorriso. Perché io sono felice, ma davvero, e quindi tutto mi mette allegria. Ecco, questa sono io anche se ho ovviamente sorvolato sul mio carattere collerico e sulla mia tendenza a puntualizzare anche l’ovvio – magari su queste mie caratteristiche simpatiche farò un lungo luuuungooo post a parte!

Ma la notte invece arriva mr. Hyde ( o il Dr. Jekyll, non sono ferrata sulla storia e non so chi sia il cattivo) e tutto cambia. Quando andiamo a dormire ci capita di scherzare e di giocare un po’ ed è proprio in quei momenti che succede, che arrivano i “pensieri paurosi”. A volte mi ritrovo di colpo a pensare a cosa farei se dovessi riammalarmi, a come reagirei e se il finale sarebbe lo stesso “lieto” come è stato la prima volta. In questi casi la soluzione è facile. Mi avvicino ad Ale, poggio una mano sulla sua schiena e tutto passa. Lui è la mia forza e la mia sicurezza e mi basta toccarlo per non aver più paura. Quando però il pensiero vira sulla possibilità che succeda qualcosa proprio a lui, allora le cose cambiano, la paura è ancora più intensa e difficile da affrontare. E non è paura per lui, o almeno non solo. E’ paura anche per me. Cosa farei io senza di lui? Come riuscirei a gestire l’assenza dell’altra metà della mia mela? Anche solo a pensarci ora mentre lo scrivo, mr. Hyde si affaccia dentro di me e mi fa un sorrisino beffardo ma è giorno, c’è il sole, ed io riesco a scacciarlo come un insetto fastidioso. Ma la notte è dura mandare via questo diavoletto che vuole minare la mia felicità.

Ciao Vecchio

Il Vecchio aveva il profumo del pane. Facile, come associazione, visto che faceva il fornaio. E io lo vedevo sempre così; lo guardavo e pensavo a pane, pizza e biscotti. Quando ero bambina, e ragazza, non lo vedevo spesso. Era uno di quegli zii un po’ “lontani” geograficamente, certo, ma anche come vera e propria presenza nella mia vita. Poi sono diventata grande ed ho conosciuto lei: la leucemia. Che tra gli altri sconvolgimenti che mi ha portato, mi ha anche strappata dalla mia casa per relegarmi in un ospedale in un’altra città; un ospedale vicino vicino a casa del Vecchio. E le porte di quella casa, che per anni non avevamo varcato, si sono aperte a me e alla mia famiglia, diventando un porto sicuro, un abbraccio affettuoso che si stringeva intorno a noi. Io ero sempre in ospedale ma lui, il Vecchio, con la sua Vecchia sempre al suo fianco, ha tenuto strette le mani della mia mamma e delle mia nonna che nella sua casa hanno trovato parole di conforto e di incoraggiamento. E quando non ero in ospedale e passavo a salutarli, c’era sempre un biscotto per me, o un fiadone ad aspettarmi per risvegliare il mio appetito sopito dalle cure.  Perché i Vecchi erano in pensione, ma intorno a loro aleggiava ancora il profumo del pane. Un brutto giorno la leucemia è entrata anche nella sua casa, molto più di quanto non avesse ancora fatto con la mia presenza, andando a conoscere uno dei suoi figli. Allora abbiamo combattuto tutti insieme, uniti dalla stessa forza e dalla stessa paura: e quando La malattia ha vinto sul mio ritrovato cugino, loro, nell’ immenso dolore della perdita di un figlio, si sono comunque stretti attorno a me, ormai in remissione, felici che comunque qualcuno si fosse salvato…anche se magari era il “qualcuno” sbagliato.

Sono passati alcuni anni, e oggi il Vecchio se n’è andato, consumato dalla solita malattia, della quale non si è preoccupato, troppo impegnato in “cose più importanti”.

Ciao zio Pe’ , spero che tu stia impastando i biscotti lì in cielo con Carlo.

Salute per ricchi????

Oggi su facebook girava una notizia che mi ha lasciata di stucco. Veramente basita, e poi arrabbiata e frustrata. E ovviamente, per trovarne traccia altrove ho fatto parecchia fatica. Neanche i giornali on-line la riportano e ho dovuto fare un paio di ricerche mirate su Google per arrivare a questo. In pratica ci sono due chemioterapici che sono stati ammessi alla distribuzione ai pazienti, ma a pagamento. E parliamo di cifre a 3 zeri anche solo per iniziare la somministrazione. Si dovrebbe trattare di un’inchiesta dell’espresso ed è mia intenzione informarmi meglio. Sperando che ci sia qualche errore. Che domani troveremo una secca smentita da qualche parte.

Nonostante la sanità italiana attualmente sia in disgrazia, ho sempre detto (e continuerò sempre a farlo) che io sono in debito, grandissimo debito, con il sistema sanitario nazionale. Perché, se fossi nata in America, io probabilmente ora sarei morta. Morta di mancanza di cure, provenendo da una famiglia decisamente non abbiente. E sono sempre stata orgogliosa di dire che nel nostro paese, nonostante i mille difetti (divenuti anche 100.000 negli ultimi tempi), tutti, e dico TUTTI, hanno diritto alle cure necessarie a sconfiggere la malattia.  Davvero non vorrei scoprire, domani, di non poter più affermare questa cosa. Non voglio pensare che, se venissi estratta di nuovo dal bussolotto, o se succedesse a qualcuno dei miei cari, saremo costretti a fare i conti non solo con le cellule impazzite ma anche con il portafoglio. Perché questo non è, per me, segnale di un paese civile, ma soltanto di uno che antepone le logiche del denaro a quelle della vita.

E’ di nuovo ora

ail

 

 

Nello studio del primario

Della mia diagnosi, rapida ed “indolore” ho già parlato qui.

Ma ieri, dai meandri della mia memoria, è rispuntato il momento in cui il primario del reparto di ematologia mi ha chiamata nel suo studio per darmi il responso “ufficiale”. E’ strano ma credo di non averci più pensato negli ultimi 9 anni e poi, ieri, leggendo solo il titolo di un post su un altro blog mi è subito tornato in mente.

Ero in ospedale già da un paio di giorni, forse più, e aspettavo questa ufficializzazione che avrebbe anche portato alla scelta della terapia da intraprendere. Un infermiere è venuto a chiamarmi dicendomi di andare nello studio del primario. E’ stata l’unica volta che sono entrata in quella stanza e non ne ricordo niente. C’erano una scrivania e parecchie sedie, o poltroncine forse, ma non saprei minimamente descrivere l’ambiente. Al mio ingresso il primario era seduto dalla sua parte della scrivania. Dall’altra parte c’erano mia madre, mio padre, mio fratello, Ale e il mio cuginetto (meglio conosciuto come fratellino in seconda). Qui potrei iniziare una lunga dissertazione sul fatto che il primario avesse parlato con tutta questa gente prima che con me; ma a dire il vero non me ne è mai fregato nulla. Mi preoccupavo solo che mi nascondessero qualcosa. E ovviamente lo facevano, lo fanno tutti, anche se nel mio caso si trattava di cose tutto sommato di poco conto.

Una volta seduta il dottore mi ha spiegato la situazione, usando le stesse identiche parole scritte sul foglio che mi è stato successivamente consegnato e che ancora conservo…chissà se l’aveva scritto lui… “lei è affetta da leucemia mieloide acuta; fino a qualche tempo fa questo le sarebbe stato sicuramente fatale ma ora possiamo ….” Ecco, ho pensato, iniziamo piuttosto bene visto che “ora possiamo”. Diversamente sarebbe stato un po’ un casino. Di tutto il suo discorso non ricordo altro. Niente di niente. Buio totale. So solo che alla fine, come ci si aspettava da lui, mi ha chiesto se avevo delle domande. Ed io, tirando fuori tutta la mia istruzione, la mi sagacia , la mia acutezza mentale da persona a cui non sfugge niente e non si può nascondere niente ho fatto la domanda del secolo: “Io lo so che Lei non mi può giurare che non morirò, ma potrebbe giurarmelo per favore?” Ebbene si, niente domande sulla malattia o sulle cure; io volevo solo che me lo giurasse. Lui non ha neanche sorriso; molto seriamente mi ha guardata negli occhi e mi ha detto “siamo ottimisti”, non come una esortazione ad essere ottimista ma come una vera affermazione. Lui era ottimista. E se lo era lui non potevo che esserlo anche io.