Archivi tag: famiglia

Ciao Vecchio

Il Vecchio aveva il profumo del pane. Facile, come associazione, visto che faceva il fornaio. E io lo vedevo sempre così; lo guardavo e pensavo a pane, pizza e biscotti. Quando ero bambina, e ragazza, non lo vedevo spesso. Era uno di quegli zii un po’ “lontani” geograficamente, certo, ma anche come vera e propria presenza nella mia vita. Poi sono diventata grande ed ho conosciuto lei: la leucemia. Che tra gli altri sconvolgimenti che mi ha portato, mi ha anche strappata dalla mia casa per relegarmi in un ospedale in un’altra città; un ospedale vicino vicino a casa del Vecchio. E le porte di quella casa, che per anni non avevamo varcato, si sono aperte a me e alla mia famiglia, diventando un porto sicuro, un abbraccio affettuoso che si stringeva intorno a noi. Io ero sempre in ospedale ma lui, il Vecchio, con la sua Vecchia sempre al suo fianco, ha tenuto strette le mani della mia mamma e delle mia nonna che nella sua casa hanno trovato parole di conforto e di incoraggiamento. E quando non ero in ospedale e passavo a salutarli, c’era sempre un biscotto per me, o un fiadone ad aspettarmi per risvegliare il mio appetito sopito dalle cure.  Perché i Vecchi erano in pensione, ma intorno a loro aleggiava ancora il profumo del pane. Un brutto giorno la leucemia è entrata anche nella sua casa, molto più di quanto non avesse ancora fatto con la mia presenza, andando a conoscere uno dei suoi figli. Allora abbiamo combattuto tutti insieme, uniti dalla stessa forza e dalla stessa paura: e quando La malattia ha vinto sul mio ritrovato cugino, loro, nell’ immenso dolore della perdita di un figlio, si sono comunque stretti attorno a me, ormai in remissione, felici che comunque qualcuno si fosse salvato…anche se magari era il “qualcuno” sbagliato.

Sono passati alcuni anni, e oggi il Vecchio se n’è andato, consumato dalla solita malattia, della quale non si è preoccupato, troppo impegnato in “cose più importanti”.

Ciao zio Pe’ , spero che tu stia impastando i biscotti lì in cielo con Carlo.

Annunci

Maternità?

Qualche tempo fa stavo leggendo questo post da cui sono rimasta molto colpita, tanto che mi sono letta anche tutti i commenti, tanti, che ha scatenato. In parte mi ha colpito il fatto che a scriverlo sia stata una donna che ha due figli e che, nonostante questo, è riuscita a mettersi così bene nei panni della mamma mancata; e altrettanto mi ha colpito il fatto che, nei commenti, ritrovo tante, tantissime donne che conoscono e riconoscono  perfettamente l’enorme dolore che viene descritto. E so che ne esistono tante. Alcune le conosco personalmente e so che, dietro una facciata sempre sorridente, si nasconde un tormento che sta lì, nell’angolino, ma che rosicchia la sua parte di cuore. Ecco, io dovrei essere una di queste donne…ma non lo sono. E questo, in un modo un po’ perverso, mi fa sentire strana, invece di darmi sollievo. Io non mi sento “mezza” perché non posso avere figli; i figli dei miei amici mi generano un moto di tenerezza, mi portano sempre un sorriso che non è venato di malinconia ma vero e sereno. Non ho fitte al cuore quando passo davanti ad un negozio di abbigliamento per bambini. E mi sento strana per questo. Perché tutti si aspettano che ci si debba disperare per non poter avere figli e io invece non mi sento disperata, non mi sento triste, non mi sento inadeguata, non mi senti diversa. Sono sicura che l’amore per un figlio sia totalizzante e che, una volta provato, non se ne possa più fare a meno, ma io non lo conosco e quindi non ne sento la mancanza. E non coltivo i miei hobby per riempire un vuoto ma semplicemente perché ne ho il tempo e mi diverto.  Chissà, magari in un imprecisato futuro quello che dentro di me si è bloccato si sbloccherà, il mio corpo ricomincerà a funzionare, deciderò di avere un figlio e penserò che prima (cioè ora) ero una pazza che vaneggiava. Però per il momento mi tengo il mio diritto ad essere felice, anzi, a non essere infelice, ed a vivere la mia vita serenamente.

Giusto per dire che ci sono ancora…

La vena scrittoria latita da un pò. Scrivo, a dire il vero, ma niente che meriti di essere pubblicato (e questo la dice lunga se si tiene presente il livello generale del blog J). Sono felice e sono triste, allegra e malinconica, serena e arrabbiata. La vita, come sempre, è una specie di altalena sulla quale ci teniamo forte per non cadere e, contemporaneamente, godiamo della velocità e del vento tra i capelli. Però non è che qualcosa vada male, eh! Anzi! Ho passato un Natale meraviglioso, un giorno speciale insieme alla mai famiglia come non succedeva da tempo, tante fantastiche giornate sulla neve insieme al mio maritino a sciare come pazzi, tanti giorni allegri con parenti ed amici a mangiare come se non ci fosse un domani. Insomma, il 2013 si è concluso tra luci e ombre, tra gioia e dolore  e mi auguro, e vi auguro, che in nuovo anno ci porti un mare di emozioni, possibilmente di quelle positive. E mi auguro anche di riprendere a scrivere qualcosa di più interessante di così. A presto.

Il vortice

Felicità, ansia, tristezza, gioia, divertimento, sconforto, stanchezza, ottimismo, serenità, cupezza, risate, lacrime, spaesamento…questo vortice di emozioni che si alternano alla velocità della luce mi fa sentire frastornata (un’altra emozione?)…a volte penso che non ce la posso fare, però sono così cocciuta che non mi arrenderò mai!!!

Il cancellino dei sogni

Quando ero bambina (si lo so, l’ho presa alla lontana) ho passato un periodo in cui la notte era davvero un momento critico per me. Volevo assolutamente dormire con una lucina accesa e poi mettevo la testa sotto il cuscino e coprivo il tutto con le coperte…un caldo incredibile, ma avevo paura di quello che si nascondeva nelle ombre create dalla mai lucina (spegnerla no eh?!). Se poi il programma tv prescelto per la serata era anche lontanamente pauroso, allora erano guai seri (soprattutto per mia madre che finiva regolarmente a dormire con me – povera!). Una di queste infauste serate, mio fratello, vedendomi molto turbata mi disse che i miei pensieri erano come una lavagna e potevano quindi essere cancellati dai pensieri positivi, bastava volerlo. “E il cancellino –  mi ha detto quel giorno – sta nelle scarpe nuove che hai comprato oggi”. Che tenero il mio fratellone! E che intelligente anche. Già da così piccolo aveva capito il potere terapeutico che un paio di scarpe ha su di me. In effetti io me le ricordo perfettamente quelle scarpe…modello baby, dorate e completamente ricoperte di brillantini colorati…le adoravo!

Anche adesso, comunque, le sue parole di bambino mi restano impresse e così, quando la notte i pensieri non vogliono abbandonarmi e lasciarmi scivolare nel sonno, io penso sempre a quella lavagna e visualizzo il mio cancellino con cui elimino tutti i pensieri spiacevoli. Oppure, in una versione più moderna, penso ad un foglio bianco sul quale concentrarmi per non pensare ad altro.

Che poi…ma a scuola ci sono ancora i cancellini? Mi sa di no…

Stelle e stalle

Decisamente questo è un periodo altalenante. Passo dalle stelle alle stalle nel giro di pochissimo. A volte addirittura nello stesso giorno. Ed oggi è decisamente iniziato come un giorno di stalle. Anzi, a dire il vero, il periodo down si protrae quasi ininterrotto da un paio di giorni. Ho passato un anniversario di matrimonio che speriamo non ce ne siano più così, litigando praticamente tutto il giorno, lavorando insieme senza quasi parlarci, arrivando a casa per cena a notte fonda e andando a dormire con addosso una stanchezza psico-fisica senza eguali. Il giorno successivo – ieri – è andata decisamente meglio; sempre faticoso ma almeno più positivo. Oggi la giornata si prevede più riposante fisicamente però…non ho mai sentito Ale distante da me. Abbiamo litigato, anche furiosamente, abbiamo passato insieme momenti difficili, ma l’ho sempre sentito vicino. Oggi mi sembra distante, distratto, scocciato. E questa cosa mi destabilizza non poco. Non ci sono abituata. Non voglio abituarmici. Siamo stanchi, lo so. Questo è stato un anno duro, ricco di novità e di passione, di esperienze meravigliose e di gioia, di nuovi impegni elettrizzanti e divertenti, ma decisamente duro e abbiamo bisogno di riposo e di tempo per noi.

Immagine

Elba

IMG_0272

Vorrei riuscire a raccontare quanto siano stati meravigliosi i giorni che ho passato all’isola d’Elba ma è un po’ che ci provo e non c’è niente da fare. Vorrei riuscire a trasmettere quanto è stato bello visitare i bellissimi fondali che non mi aspettavo, passare oziosi pomeriggi di relax a prendere il sole sul lettino, fare lunghe nuotate in un mare cristallino che neanche in Thailandia. E poi anche raccontare di quanto sia stato meraviglioso passare questi giorni con Ale in assoluta serenità, dopo i nervosismi della vita cittadina; e parlare della gioia di condividere le vacanze con amici che si vedono troppo poco ma che sono sempre nel mio cuore. E conoscere persone nuove che hanno le mie stesse passioni anche se vite totalmente diverse dalla mia. E le risate, le riflessioni, i pranzi pessimi e le cene ottime  entrambi allietati dalla compagnia perfetta. E anche l’emozioni di ricevere un regalo da una ragazza conosciuta da pochi giorni ed alla quale ho fatto il battesimo del mare, che mi ha detto “ti rendi conto che non ti dimenticherò mai? Sei stata la prima persona a portarmi sott’acqua”. E l’emozione del relitto, a pochi metri di profondità ma pur sempre magico. E tanto altro che ora sto sicuramente dimenticando ma che ha contribuito a rendere queste vacanze un piccolo angolo di paradiso che ora rimane nel mio cuore.