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Pace Amore Gioia Infinita

Mio marito mi dice che sono una persona scostante, che non faccio avvicinare nessuno a me. E ha ragione. Ne sto prendendo atto da poco, da quando, per puro caso, lui mi ha detto questa cosa. Io sono gentile e cordiale con tutti ma poi non creo legami importanti, non vado oltre la mera conoscenza, quasi con nessuno.

Però ci sono delle eccezioni. E con loro il legame che c’è ha una forza dirompente. Oggi ho passato 90 meravigliosi minuti con una di queste persone, il mio cuginetto (fratellino in seconda)  che vive negli States e che non vedevo da tempo, tanto tempo. Siamo stati a pranzo insieme, abbiamo parlato fitto fitto, ci siamo raccontati sogni, segreti, dolori, impressioni e pettegolezzi familiari. Ci siamo aggiornati su tutto quello che ci è successo in questo periodo, abbiamo parlato del passato e del futuro. E’ stato bellissimo, emozionante; sono tornata in ufficio in uno stato di euforia e di agitazione che non credevo. Lui mi manca tanto, è una delle pochissime persone delle quali riesco a sentire la mancanza e che sono sempre, sempre, sempre nel mio cuore.

A presto cuginetto. I love you

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Casa dolce casa

Fine settimana casalingo. Succede così raramente dalle mie parti che, quando capita, sembra davvero una festa. Pranzetti succulenti, riappropriarsi dei propri spazi, godersi la casa, piccolina ma tanto amata, e tanto tempo per il relax, i libri, la tv, un pò di allenamento e tanto amore.

Quindi la settimana inizia che una marcia in più? Eh no! Perchè ora me ne voglio già tornare a casa, alla serena felicità di ieri

Date

25 novembre 2004

Avevo pensato ad un’uscita in grande stile; vestitino aderente, tacchi alti, tutto perfettamente in tinta. Percorro  il corridoio con i miei stivali che ticchettano ad ogni passo e con il rumore più sordo delle ruote della mia valigetta che mi segue. Ma è sera e quindi l’effetto scenico si è andato a far benedire…il reparto è deserto! Nonostante la cattiva riuscita dell’uscita in pompa magna, sono emozionata come una bambina. Ascensore fino al piano terra, un po’ di corridoi che non ho mai imparato a seguire da sola, passiamo per il pronto soccorso e…sono fuori! Libera! Libera! Libera! La serata  è fredda e umida, forse ha piovuto, o forse no, non ricordo. Però tutto mi sembra bellissimo. Andiamo a casa, la casa da studentessa universitaria di mia cugina che è diventata la base della mia famiglia qui sul campo di battaglia. Trovo qui la mia nonnina, la cuginetta universitaria e Ale. Io e la mami siamo arrivate in tempo per la cena (che non ricordo minimamente) e così passiamo tranquilli la prima serata di libertà. Vado in bagno e guardo il cerotto che copre il buchino lasciato dal CVC. Oggi, come ultima attività ospedaliera, mi è stato tolto e guardare quel cerotto, che per altro sparirà presto, mi fa sentire serena e leggera. Tutta la serata è un susseguirsi di emozioni e stupore. Posso fare pipì seduta. Posso mangiare al tavolo con tutti gli altri. Nessuno ha una mascherina che gli copre la faccia. Nessuno viene per controllare la flebo o per lasciarmi delle medicine anzi, la flebo non c’è proprio! E incredibile!!!

Solo domani scoprirò che oggi è stato anche l’ultimo giorno della piccola Sandra ma oggi, per oggi, tutto quello che sento è LIBERTA’!

25 novembre 2015

Incredibilmente sono passati 11 anni. Undici anni dalla mia rinascita.          Undici anni dalla morte di Sandra.

Ciao piccola Sandra, oggi guarderò la tua stellina che brilla nel cielo.

10

Che bel numero rotondo è il 10! Ma il mio numero preferito è sempre stato il 7
7 come il 7 agosto, il mio compleanno
7 come il 7 novembre, il mio ri-compleanno
Oggi, il 7 novembre 2014, il mio nuovo midollo compie 10 anni e così i due numeri preferiti si uniscono in una data davvero speciale.
Sono 10 anni di me, di Ale, della mia famiglia, dei mie amici, di amore, di sogni realizzati e di sogno naufragati, di emozioni, di gioie e dolori, di conquiste e di perdite.
10 anni in cui non sono diventata necessariamente una persona migliore ma sono cresciuta ed ho vissuto tanto e anche solo per questo, per aver avuto l’opportunità di vedere il mio primo capello bianco, sono grata. Grata a tutti quelli che hanno contribuito a farmi rimanere qua e grata alla vita stessa, perchè poi puoi impegnarti quanto vuoi ma non sei tu che decidi se vincere o perdere.

p.s. proprio in questi giorni vengo a sapere che un altro amico non è arrivato alla cima della montagna che scalava con coraggio e determinazione. Anche in questo giorno di gioia rmane un velo di dolore che mi accompagna. Ciao Alessio

L’estate che non c’è

Cosa sarà mai successo nel piccolo mondo di piccolaVale? Un sacco di cose tra cui:

Le vacanze/lavoro sulla solita isola adorata. Una settimana meravigliosa di lavoro e immersioni e una, meno meravigliosa, di più lavoro e meno immersioni e qualche incomprensione, e un po’ di fatica.

Al ritorno la doccia fredda di cui già parlavo nel post precedente. Una recidiva (la quarta) che lascia ben poche speranze per un bambino che seguo da tempo. Ok, diciamolo come si deve, nessuna speranza. Nessuna. Ci ho messo un po’ di giorni per venire a patti con questa cosa e ora la metto qua, nella miscellanea delle notizie, perché non ce la faccio proprio a parlarne sul serio che se mi fermo a pensarci ancora mi si ingarbuglia lo stomaco in maniera irreversibile.

DivingLine inizia la stagione autunnale con un ottimo risultato. Questa settimana il primo giorno di overbooking della nostra storia ci farà lavorare tantissimo ma ci renderà anche contentissimi e ci darà la carica per affrontare un paio di mesi belli pieni di lavoro e fatica

Sono stata a vedere il relitto più affascinante del mondo. O almeno quello più affascinante che abbia visto fin’ora e che sta in Italia, ad Arenzano: l’Haven. E’ stato un fine settimana bellissimo e rilassante e le immersioni sono state così belle da farmi girare la testa (più probabilmente era l’effetto dell’azoto, ma così fa più romantico)

Sono stata al matrimonio di un’amica che non vedevo da tempo: bellissima lei, bellissima la serata, bellissimo il matrimonio che parlava di lei, di loro, in ogni suo più piccolo particolare. Dettagli a cui io non avrei mai mai pensato che si fondevano in un’armonia davvero sorprendente.

Al ritorno dal matrimonio mi sono fermata a mettere il diesel alla macchina che mia madre mi aveva prestato per andare alla cerimonia. Che brava figlia, starete pensando voi…peccato che la macchina di mia madre sia a benzina e che io me ne sia accorta solo dopo aver fatto rifornimento. Ho vissuto attimi di vero panico pensando al motore distrutto e a me che dovevo ricomprare la macchina alla mia mamma (e spiegare ad Ale l’accaduto). Ho scoperto, per fortuna, che il diesel in una macchina a benzina non è letale e che ho solo buttato al vento 10 euro. E grazie al mio braccino corto che non mi ha fatto pensare di fare il pieno!

Ho passato, per la prima volta da molto tempo, un fine settimana senza Ale. Io al matrimonio e lui impegnato nell’ennesimo fine settimana di immersioni. E si, va bene, alle coppie fa bene stare separate ogni tanto, ci si riappropria dei propri spazi e bla bla bla. Però preferisco quando stiamo insieme.

Sono andata a cena fuori con mio fratello dopo tanto tempo che non succedeva. E me la sono goduta minuto per minuto.

Ecco, tutto questo di bello e di brutto è successo nella mia vita nell’estate che non c’è.

Dr. Jekyll and mr. Hyde

Dr. Jekyll and mr. Hyde sono io. Non che io vada in giro di notte a squartare gente. E neanche ho una doppia faccia davanti alle persone, buona di giorno e stroXXa di notte.

Io sono una persona allegra ed ottimista. Ale mi dice sempre che una delle cose che più ama di me è che sono “gioiosa”, così dice lui. E devo dire che è vero. Io mi sveglio sempre di buon umore, sono sorridente e cerco di vedere sempre il buono delle cose, o quanto meno di minimizzare il cattivo. Anche davanti a piccoli “incidenti” che per altri sarebbero fonte di rabbia (ho rotto un pezzo di muro a casa andandoci a sbattere con una bombola…io l’ho presa sul ridere…Ale un po’ meno, giusto per fare un esempio), io mantengo sempre il sorriso. Perché io sono felice, ma davvero, e quindi tutto mi mette allegria. Ecco, questa sono io anche se ho ovviamente sorvolato sul mio carattere collerico e sulla mia tendenza a puntualizzare anche l’ovvio – magari su queste mie caratteristiche simpatiche farò un lungo luuuungooo post a parte!

Ma la notte invece arriva mr. Hyde ( o il Dr. Jekyll, non sono ferrata sulla storia e non so chi sia il cattivo) e tutto cambia. Quando andiamo a dormire ci capita di scherzare e di giocare un po’ ed è proprio in quei momenti che succede, che arrivano i “pensieri paurosi”. A volte mi ritrovo di colpo a pensare a cosa farei se dovessi riammalarmi, a come reagirei e se il finale sarebbe lo stesso “lieto” come è stato la prima volta. In questi casi la soluzione è facile. Mi avvicino ad Ale, poggio una mano sulla sua schiena e tutto passa. Lui è la mia forza e la mia sicurezza e mi basta toccarlo per non aver più paura. Quando però il pensiero vira sulla possibilità che succeda qualcosa proprio a lui, allora le cose cambiano, la paura è ancora più intensa e difficile da affrontare. E non è paura per lui, o almeno non solo. E’ paura anche per me. Cosa farei io senza di lui? Come riuscirei a gestire l’assenza dell’altra metà della mia mela? Anche solo a pensarci ora mentre lo scrivo, mr. Hyde si affaccia dentro di me e mi fa un sorrisino beffardo ma è giorno, c’è il sole, ed io riesco a scacciarlo come un insetto fastidioso. Ma la notte è dura mandare via questo diavoletto che vuole minare la mia felicità.

Ciao Vecchio

Il Vecchio aveva il profumo del pane. Facile, come associazione, visto che faceva il fornaio. E io lo vedevo sempre così; lo guardavo e pensavo a pane, pizza e biscotti. Quando ero bambina, e ragazza, non lo vedevo spesso. Era uno di quegli zii un po’ “lontani” geograficamente, certo, ma anche come vera e propria presenza nella mia vita. Poi sono diventata grande ed ho conosciuto lei: la leucemia. Che tra gli altri sconvolgimenti che mi ha portato, mi ha anche strappata dalla mia casa per relegarmi in un ospedale in un’altra città; un ospedale vicino vicino a casa del Vecchio. E le porte di quella casa, che per anni non avevamo varcato, si sono aperte a me e alla mia famiglia, diventando un porto sicuro, un abbraccio affettuoso che si stringeva intorno a noi. Io ero sempre in ospedale ma lui, il Vecchio, con la sua Vecchia sempre al suo fianco, ha tenuto strette le mani della mia mamma e delle mia nonna che nella sua casa hanno trovato parole di conforto e di incoraggiamento. E quando non ero in ospedale e passavo a salutarli, c’era sempre un biscotto per me, o un fiadone ad aspettarmi per risvegliare il mio appetito sopito dalle cure.  Perché i Vecchi erano in pensione, ma intorno a loro aleggiava ancora il profumo del pane. Un brutto giorno la leucemia è entrata anche nella sua casa, molto più di quanto non avesse ancora fatto con la mia presenza, andando a conoscere uno dei suoi figli. Allora abbiamo combattuto tutti insieme, uniti dalla stessa forza e dalla stessa paura: e quando La malattia ha vinto sul mio ritrovato cugino, loro, nell’ immenso dolore della perdita di un figlio, si sono comunque stretti attorno a me, ormai in remissione, felici che comunque qualcuno si fosse salvato…anche se magari era il “qualcuno” sbagliato.

Sono passati alcuni anni, e oggi il Vecchio se n’è andato, consumato dalla solita malattia, della quale non si è preoccupato, troppo impegnato in “cose più importanti”.

Ciao zio Pe’ , spero che tu stia impastando i biscotti lì in cielo con Carlo.