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Re-birthday, grazie e dolore

Sono giorni che ho davanti agli occhi lo sguardo tormentato del mio amico P., che meno di un mese fa ha perso sua moglie a causa di una leucemia fulminante che non le ha lasciato scampo. Continuo a sentirmi inadeguata davanti a queste cose, non so davvero come portare sollievo ad una sofferenza che deve essere devastante, nonostante io conosca bene, fin troppo, l’iter seguito per giungere fino qui.

La mia dolce nonnina giorni fa, parlandone, mi ha detto che io sono una miracolata, che ho avuto la grazia; non mi sono mai sentita così ma oggi, il giorno del quattordicesimo compleanno del mio nuovo midollo, oggi si. Oggi, di nuovo, mi sento di ringraziare tutte le persone che sono state al mio fianco in quel duro cammino e di ringraziare la vita che mi ha dato l’opportunità di viverla.

Forza P.!

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Willie, ricordi e pregiudizi

Estate 1991…o 90…o anche 92…

Ero al mare, da mia nonna, come tutte le estati della mia vita fino a quel momento. La sera uscivo con i miei amici e, sul lungomare, c’era un ragazzo di colore con una bancarella che vendeva chincaglieria varia. Noi ci fermavamo sempre a chiacchierare con lui, era carino e simpatico; spesso rimanevo seduta sulla panchina accanto a lui per un po’ a parlare e ad aspettare l’arrivo di qualche turista che volesse comprare qualcosa. Gli piacevo, credo. Una sera mi ha detto “domani vieni con me in un posto”; credo fosse il suo modo per chiedere di uscire ma io al momento l’ho interpretato diversamente, solo una richiesta di accompagnarlo da qualche parte. La sera dopo quindi mi sono presentata da lui, contravvenendo a tutte le regole di mia nonna e forse anche alla regola del buon senso, e siamo partiti con la sua sgangheratissima macchina. Mi ha portato alle giostre. Io passavo da una ballerina ad un tagadà e lui mi guardava senza mai salire da nessuna parte. Dopo qualche giro siamo andati sul retro della struttura delle giostre. C’erano una decina, forse più, di ragazzi suoi amici seduti per terra a chiacchierare, scherzare, fumare. Era buissimo e riuscivo a vedere solo i loro occhi che mi osservavano con curiosità, forse stupore…non credo che fossero molte le quindicenni che si aggiravano da quelle parti di solito. Poco dopo siamo andati via e tornati sui nostri passi. Sono tornata a casa poco più tardi, perfettamente entro l’orario prefissato da mia nonna.

Ieri, senza un vero perché, mi è tornato vivido alla mente il ricordo di quella serata a cui non pensavo da anni. Mi ricordo addirittura come ero vestita (ma stenderei un velo pietoso sul mio look da adolescente)

Il mio primo pensiero all’ affacciarsi di quel ricordo, è stato che ero una ragazzina irresponsabile che non sapeva cosa stava facendo. La cosa che generalmente si pensa delle ragazze che sentiamo nelle notizie di cronaca in cui si dice “è stata vista allontanarsi con un ragazzo appena conosciuto” e delle quali diciamo “si però che ci è andata a fare?”

E subito dopo mi sono rimproverata. Ero fiduciosa e serena mentre oggi i miei ricordi sono venati di pregiudizio? E’ giusto essere così cauti, negarsi (o negare ai propri figli) di conoscere persone diverse da noi?

Alla fine di quell’ estate Willie ci ha salutati ed è andato in Francia. Mi ha scritto un paio di volte e poi non l’ho più sentito. Però era una bella persona, questo lo so di sicuro.

Parole Parole Parole

“Zitti zitti che il silenzio è d’oro, e anche quando siamo in tanti stiamo zitti in coro”  diceva una canzone degli Aeroplanitaliani di alcuni anni fa…e sono parole sante!

Io, lo ammetto, ce l’ho il “vizietto”; sono una pettegola seriale, mi piace impicciarmi anche se lo faccio in maniera totalmente innocua. Ma ora basta! Non si fa, non si fa, non si fa! Bocca cucita, sorriso stampato e via, niente più chiacchiere e una vita più serena!

Ecco, questo è il mio buon proposito del 2018…magari un po’ in ritardo!

L’amore è…

L’amore è quello che quando lo vedi senti le farfalle nello stomaco, che quando arriva ti brillano gli occhi e non vedi l’ora di raggiungerlo. E’ quello che tra le sue braccia ti senti felice e sicura, protetta da tutto e tutti e ci vorresti rimanere per sempre. E’ quello che con lui ti diverti sempre, fai vacanze da sogno anche se vai a 3 km da casa, ti senti bellissima perché ti vedi con i suoi occhi innamorati, sei felice anche di stare a casa sul divano perché c’è lui.

L’amore è quando se lui sta male, stai male anche tu, quando ti sale una rabbia feroce contro chiunque, CHIUNQUE, lo faccia soffrire e ti accorgi che faresti di tutto per vederlo sorridere, che scateneresti la violenza verso quelle persone, anche care, che gli stanno facendo del male. Perché il suo sorriso è il più bello del mondo, quello che ti è più caro.

L’amore è…LUI

Dubbi amletici

  • Asian Inn (ristorante orientale a Roma – dove non sono mai stata in vita mia, ci passo solo davanti quando torno a casa dal lavoro)
  • Infinite Jest (capolavoro della letteratura americana, scritto da David Foster Wallace che non vi consiglio di leggere perché io ci ho messo 6 mesi e non ho capito di cosa parla)

Cosa hanno in comune? Che io non so come si pronunciano, li leggo come sono scritti, e questa cosa un pò mi frustra. Sarà che sono anche diplomata al liceo linguistico…suggerimenti?

 

Tredici

E siamo arrivati a tredici.

Tredici anni fa…chi l’avrebbe potuto dire che sarebbe arrivato questo giorno? Il mio tredicesimo re-birthday. Sembra lontanissimo e sembra ieri il giorno, tanto atteso, dell’autotrapianto. In questi tredici anni sono cresciuta tanto, cambiata tanto; ho fatto mille cose che sognavo, mille a cui non avrei mai pensato, ne ho sognate mille che non sono riuscita a fare e per le quali mi impegnerò nei prossimi tredici.

E comunque…gran bel risultato!

Speranza

Sono stata libera dalla malattia per tanto tempo. Libera mentalmente intendo, ché fisicamente, per fortuna e per il momento, lo sono ancora. Non che non ci pensi mai, per me sarebbe praticamente impossibile credo. Però si tratta di pensieri fugaci che mi scivolano addosso senza lasciare traccia; sempre se togliamo i miei momenti di terrore prima di dormire di cui spesso ho parlato.

Qualche giorno fa però sono andata a lavorare presso l’ufficio di un cliente. Non tra le mie persone quindi, ma circondata da “semi sconosciuti”. Una di loro ha iniziato a parlare della sorella che ha scoperto da poco di essere malata. Come tutte le persone catapultate nella malattia da un momento all’altro, lei cercava, parlando con i colleghi, un appiglio per superare quei momenti, per trovare una speranza, per aggrapparsi a qualcosa. Io ascoltavo passivamente, non la conosco che di vista…però…le analisi di cui parlava, l’iter della scoperta, gli approcci alle cure erano familiari…troppo familiari…e allora non ho potuto farne a meno: “Leucemia?” le ho chiesto. Si è stupita della mia diagnosi così sicura. “Si, leucemia”. Mi si è accapponata la pelle, nel vero senso della parola e come non mi succedeva da tanto tanto tempo. L’ho guardata sorridendo, anche se con gli occhi lucidi e la pelle d’oca nonostante la giornata calda “Se può esserti di conforto, l’ho avuta anche io, tredici anni fa, e sono ancora qui”. Sono seguite settemila domande, confronti, lacrime e sorrisi e quella pelle d’oca che è iniziata allora e che ho ancora adesso mentre lo racconto. E’ stato un momento meraviglioso e tremendo nel quale ho riprovato tante sensazioni che credevo dimenticate, nel quale ho capito che no, non sono totalmente libera dalla malattia perché quelle sensazioni sono parte di me e mai mi lasceranno ma torneranno a travolgermi in casi come questo. Non si tratta di una cosa brutta. Sono stata davvero felice di poter essere di aiuto, di conforto, a qualcuno che sta iniziando un percorso così duro e che io conosco così bene. Lei è andata via con il sorriso sulle labbra per la prima volta da giorni. Perché aveva trovato quella speranza che cercava; perché quel giorno poteva andare da sua sorella e dirle che la remissione è possibile, che lei l’ha vista con i suoi occhi. Ed io ho passato la giornata in uno stato di beatitudine che solo la condivisione di emozioni forti riesce a darti.

In bocca al lupo “sorella”. Io ti starò vicino anche da lontano, anche senza conoscerti.