Nello studio del primario

Della mia diagnosi, rapida ed “indolore” ho già parlato qui.

Ma ieri, dai meandri della mia memoria, è rispuntato il momento in cui il primario del reparto di ematologia mi ha chiamata nel suo studio per darmi il responso “ufficiale”. E’ strano ma credo di non averci più pensato negli ultimi 9 anni e poi, ieri, leggendo solo il titolo di un post su un altro blog mi è subito tornato in mente.

Ero in ospedale già da un paio di giorni, forse più, e aspettavo questa ufficializzazione che avrebbe anche portato alla scelta della terapia da intraprendere. Un infermiere è venuto a chiamarmi dicendomi di andare nello studio del primario. E’ stata l’unica volta che sono entrata in quella stanza e non ne ricordo niente. C’erano una scrivania e parecchie sedie, o poltroncine forse, ma non saprei minimamente descrivere l’ambiente. Al mio ingresso il primario era seduto dalla sua parte della scrivania. Dall’altra parte c’erano mia madre, mio padre, mio fratello, Ale e il mio cuginetto (meglio conosciuto come fratellino in seconda). Qui potrei iniziare una lunga dissertazione sul fatto che il primario avesse parlato con tutta questa gente prima che con me; ma a dire il vero non me ne è mai fregato nulla. Mi preoccupavo solo che mi nascondessero qualcosa. E ovviamente lo facevano, lo fanno tutti, anche se nel mio caso si trattava di cose tutto sommato di poco conto.

Una volta seduta il dottore mi ha spiegato la situazione, usando le stesse identiche parole scritte sul foglio che mi è stato successivamente consegnato e che ancora conservo…chissà se l’aveva scritto lui… “lei è affetta da leucemia mieloide acuta; fino a qualche tempo fa questo le sarebbe stato sicuramente fatale ma ora possiamo ….” Ecco, ho pensato, iniziamo piuttosto bene visto che “ora possiamo”. Diversamente sarebbe stato un po’ un casino. Di tutto il suo discorso non ricordo altro. Niente di niente. Buio totale. So solo che alla fine, come ci si aspettava da lui, mi ha chiesto se avevo delle domande. Ed io, tirando fuori tutta la mia istruzione, la mi sagacia , la mia acutezza mentale da persona a cui non sfugge niente e non si può nascondere niente ho fatto la domanda del secolo: “Io lo so che Lei non mi può giurare che non morirò, ma potrebbe giurarmelo per favore?” Ebbene si, niente domande sulla malattia o sulle cure; io volevo solo che me lo giurasse. Lui non ha neanche sorriso; molto seriamente mi ha guardata negli occhi e mi ha detto “siamo ottimisti”, non come una esortazione ad essere ottimista ma come una vera affermazione. Lui era ottimista. E se lo era lui non potevo che esserlo anche io.

6 risposte a “Nello studio del primario

  1. ma perchè in quei momenti lì ci vengono in mente solo domande idiote?

  2. Mi commuovono sempre i racconti di come abbiamo scoperto la malattia. Anche se non siamo per niente lucidi, così tanto dipende da quei primi momenti. Grazie per averlo condiviso

  3. grazie per questo post, dal profondo del cuore. grazie che hai detto che avevi voluto che te lo giurasse. mi ricordo che quando non avevo ancora i parametri del mio carcinoma e tutti pensavano a qualcosa di tremendissimo scrissi una mail al chirurgo senologo che mi segue dove in dieci righe non si capiva nulla se non l’ultima cosa che era una domanda: “si guarisce, vero?”
    ecco. grazie per questo post.

    • E’ che in certi momenti non siamo in cerca di risposte tecniche. Ma di rassicurazioni. E devono venire da una fonte autorevole e non dalle persone che ci vogliono bene e che hanno paura con noi. Grazie a te di aver condiviso questa cosa con me

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